lunedì 28 novembre 2016

L'ARGINE - Recensione di Simone Scaffidi su Carmilla Online



di Simone Scaffidi
arginetumultoM. Girardi, R. Lombardi, L’argine,Becco Giallo, 2016, pp. 136, € 15.00
A. Milani, S. Rocchi, Tumulto, Eris Edizioni, 2016, pp. 168 , € 17.50
Un fiume in comune. È stata una bella coincidenza immergersi contemporaneamente nelle acque del Senio, nella bassa ravvenate, e della Drina, al confine tra la Bosnia e la Serbia. Ci sono riuscito grazie alla lettura di due romanzi a fumetti, L’argine Tumulto, usciti quasi in contemporanea per Becco Giallo e Eris Edizioni.
Argini e tumulti. Sebbene i titoli possano sembrare opposti di segno, addentrandosi nelle due opere ci si accorge che “argine” e “tumulto” rappresentano due termini dello stesso discorso – e dell’esistenza –, incapaci di sopravvivere l’uno senza l’altro. Ai tumulti della guerra e ai tumulti interiori, spia d’accensione delle due storie, si contrappongono gli argini, ovvero i tentativi più o meno riusciti di contenere l’irruenza dell’incertezza e della confusione. La sfida, sembrano volerci comunicare i quattro autori (tre donne e un uomo), è far fluire il tumulto tra gli argini, in un letto che possa avvicinarsi ad assumere le sembianze della serenità e della liberazione. È quasi un paradosso, ma senza l’argine, in entrambi i romanzi a fumetti, nessuna fuga o redenzione sembra possibile
Fiume-confine. La Drina e il Senio rappresentano un confine. La prima scava la frontiera serbo-bosniaca, insanguinata durante la Guerra dei Balcani, e il secondo disegna la linea del fronte bloccata a Cotignola durante la Seconda Guerra Mondiale. Se il linguaggio e l’immaginario bellico portano con sé un’idea di confine associata allo scontro e alla barriera, le parole e i disegni di queste due opere ribaltano l’assunto e il fiume-confine diviene così luogo d’incontro e di purificazione. È una zona liminale dove si aprono uno spazio e un tempo in cui è possibile dialogare con se stessi e con gli altri, ripensarsi e distruggere a colpi di poesia e musica punk ogni nefanda visione respingente e identitaria della frontiera.
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Tumulto
Otto mani. All’origine di questi due romanzi a fumetti c’è un lavoro di ricerca sul campo, un viaggio nei territori, nei luoghi del delitto e della meraviglia, per toccare con mano le storie delle persone che li abitano e li hanno abitati, e per rendere la narrazione più carica di vitalità e confronto. Sceneggiatura e trasposizione grafica sono state pensate e agite di concerto dalle due coppie di autori. Otto mani in totale. Sei femminili. Quattro per opera. Le coppie nei romanzi a fumetti non sono una novità, ma di norma si tratta di uno sceneggiatore specializzato e un disegnatore specializzato, ognuno con compiti precisi e differenziati. Non è scontato assistere a collaborazioni di questo genere, così totali e incisive nell’elaborazione scritta e disegnata delle storie.
L’argine. L’hanno scritto e disegnato insieme Marina Girardi e Rocco Lombardi. Sebbene si tratti della loro prima pubblicazione in coppia, i due collaborano da anni a diversi progetti, tra i quali l’interessantissimo Nomadisegni: un tentativo selvatico e itinerante di ridare dignità ai territori e alle storie che li attraversano, mescolando viaggio, musica e disegno. Se in questa coppia già rodata l’elaborazione bifronte della sceneggiatura può dunque non stupire, l’elemento straniante è sicuramente rappresentato dalla collaborazione sul piano del disegno e del colore. I due infatti dal punto di vista grafico non c’entrano niente l’uno con l’altra: Marina ha un tratto leggero, colorato, capace di sollevare i confini e farli cadere, è l’accordatrice dei Sigur Ros; Rocco invece ha un tratto punk, nero, raschiato, ma ha anche la padronanza dello strumento di Brian Eno. Era difficile mettere insieme questi due stili tanto lontani tra loro, eppure la commistione risulta eccellente. Marina e Rocco sono riusciti nell’impresa di metter sullo stesso palco Jonsi dei Sigur Ros e i Nerorgasmo, con Bjork e Brian Eno pronti a intervenire per lenire eventuali incomprensioni. Il risultato è un Live in Cotignola (Lungargine, aprile 1945) di rara originalità. Una melodia che sobbalza, graffia e copre i bombardamenti alleati sulla città. Scatta in volo con la poesia, che si alza lieve come un rondone, e ritorna sulla terra con la sua antitesi, la guerra. [C’è un’unica nota dolente in questo volume: il lettering. Violenta e artificiosa è la sua irruzione digitale nelle pagine. È il terzo incomodo: lacera la fluidità della storia disegnata e la riuscita commistione di due sensibilità che si esprimono con stili differenti].
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L’argine
Tumulto. A differenza di Rocco e Marina, Alice Milani e Silvia Rocchi, hanno fuso i loro stili in un sol tratto. Mentre i primi hanno consumato un soddisfacente rapporto sessuale, compenetrando i propri stili ma mantenendo ed esaltando le proprie individualità, le seconde con Tumulto hanno dato alla luce il loro primo figlio a colori. E ci sono riuscite mescolando i pastelli a un viaggio in moto. Non avendo un linguaggio grafico così agli antipodi come gli autori de L’argine, l’operazione di commistione dei tratti è avvenuta naturalmente. In ogni tavola di Tumulto c’è infatti lo zampino di entrambe le autrici ma riconoscere l’una dentro le sfumature dell’altra non è impresa facile. Due amiche intraprendono un viaggio in moto nei territori della ex Jugoslavia. Sarà la canzone di un gruppo punk-rock femminile, ormai scioltosi, a portarle fin lì. «Le curve della Drina non le puoi raddrizzare» dicono gli abitanti che vivono le sue rive. «Vinto dall’orgoglio, sconvolto dal torpore» cantava il gruppo femminile punk-rock. Le ragazze lo sanno o forse non lo sanno ancora. Intanto le curve della Drina le costringono a piegare le loro convinzioni, mentre la moto inclina nel dubbio e le marce scalano montagne d’incertezza e d’orgoglio. Ma l’asfalto corre dentro di loro, ce lo si porta dentro per anni, finché non arriva il momento di farlo fluire, di liberarsi da quel macigno incollato alle ruote. Da un lato le montagne, dall’altro la Drina. Una storia semplice, colma di domande nello spazio bianco: è possibile tagliare le curve della vita? Raddrizzarle? O così facendo si rischia forse di rimanere schiacciati tra l’acqua e il versante? [Considerando che i paragoni fin qui si son sprecati, bisogna invece riconoscere che in questo caso il lettering è completamente in armonia col disegno, un tutt’uno con l’opera che ne esalta stile e narrazione].
Confluenza. Mi son fatto trasportare contemporaneamente dalla corrente della Drina e del Senio e ora non so più in che acque nuoto, perché le storie, il punk, la Seconda Guerra Mondiale, la capretta, la guerra in ex-Jugoslavia, le rondini si sono mescolate in una storia sola che confonde la memoria, e con i suoi scherzi, sovrappone i piani, li fa crollare, li buca. Mi sembrava già una roba originale aver letto due fumetti disegnati a quattro mani da tre autrici e un autore, ma ora sono convinto di averne letto uno a otto mani e aver goduto dell’acqua fresca di un sol fiume d’argini e tumulti. Un grazie ad Alice, Marina, Silvia e Rocco per questo bello scherzo che mi hanno giocato.

giovedì 24 novembre 2016

L'ARGINE - recensione su ZIC



“L’argine”, una storia di straordinaria Resistenza

Un fumetto e una mostra a Bologna raccontano uno dei più bei capitoli della nostra storia antifascista: una piccola comunità nel ravennate che in pieno assedio nazifascista diede rifugio e salvezza a centinaia di perseguitati.
18 novembre 2016 - 14:06

Aprile 1945. Frazchì è un bambino che vive a Cotignola, nella bassa ravennate, ai piedi dell’argine del fiume Senio dove il fronte della guerra si è bloccato ormai da mesi. La sua è una corsa contro il tempo: deve portare a ingravidare Ninetta, la capretta di famiglia, prima che la fame prenda il sopravvento e le bombe degli Alleati radano al suolo ciò che resta del paese. Insieme a Ninetta però, Frazchì deve portare con sé anche il peso di un segreto pericoloso.
Ideato da Marina Girardi e Rocco Lombardi, L’Argine è il risultato di un lavoro di documentazione durato oltre un anno, che porta alla luce uno dei capitoli più luminosi della storia della Resistenza dell’Appennino.
Una storia di accoglienza e solidarietà, che ha permesso di salvare ebrei, sfollati e rifugiati politici grazie al coraggio degli abitanti di Cotignola e alla straordinaria rete di protezione e rifugio messa in piedi in una città devastata dai bombardamenti.
Il villaggio fu assediato tra i fuochi nemici delle forze alleate e dei nazifascisti: per 145 giorni, dal novembre 1944 all’ultima tragica offensiva del 9 aprile 1945, i cotignolesi non sfollarono, ma restarono sul luogo: protessero le loro case, i loro figli, i figli dei fuggitivi e i perseguitati politici del regime fascista ormai giunto alla sua fine, dunque più spietato che mai.
Si nascosero nei rifugi, per lo più sottoterra, una vita da ninja, uscire allo scoperto solo per comunicare e cercare cibo. Ogni volta che riemergevano si trovavano di fronte una città spettrale, arsa, come “seduta sulla bocca di un vulcano”.
Marina e Rocco ci raccontano la vita di una piccola comunità, che nel momento in cui viene chiamata a scegliere tra la propria incolumità e la necessità di restare, per difendere la propria terra e offrire rifugio a chi era perseguitato, sceglie con coraggio di resistere, di accogliere.
Nei tratti duri e profondi di Rocco Lombardi prende vita l’anima nera di questo racconto, mentre Marina Girardi ci fa viaggiare dentro ai sentimenti di speranza e dolcezza che sopravvivono nei protagonisti.
Tanti bei personaggi appaiono in questa storia: il pittore, musicista e scultore Luigi Varoli; Vittorio Zanzi, il macellaio eletto dai fascisti alla carica di prefetto ma in realtà fedele alla lotta antifascista e artefice della rete di accoglienza; il partigiano Luigi Casadio, nome di battaglia “Leno”; la famiglia Ottolenghi; Silvia, staffetta partigiana.
L’Argine ci ricorda un fatto semplice e straordinario: sono le microstorie, il vissuto e la morale di ognuno di noi a determinare la Storia, quella con la S maiuscola, spesso così lontana da quella che leggiamo nei libri di scuola. Sono le nostre scelte, i nostri pensieri, le nostre azioni – quelle piccole e quotidiane – che costruiscono il corso della Storia.
Cotignola sceglie la cosa più difficile, la più pericolosa, la più umana.
Così come l’argine raccoglie il fiume e lo contiene, rendendo possibile la sua presenza per gli umani, così gli abitanti di Cotigliano accolgono le centinaia vite in fuga e scrivono la storia di una grandiosa comunità antifascista, raccontata da Marina e Rocco attraverso gli occhi di un bambino.
Un bambino che non ha paura di niente, e che sa che per sopravvivere alla spietata logica della guerra deve imparare a fare come i rondoni, che volano sempre e non toccano mai terra.
Fortemente voluto e prodotto dal Museo Museo Varoli di Cotignola e pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo, L’Arginediventa anche una mostra, che inaugurerà il 21 novembre alle ore 18 presso l’Istituto Parri (via Sant’Isaia 18).
In occasione dell’edizione 2016 di BilBolBul, le tavole originali saranno in mostra nello spazio dello storico istituto di Bologna intitolato a Ferruccio Parri – nome di battaglia Maurizio, capo partigiano durante la guerra di liberazione dal regime fascista in Italia.
Una metafora, l’argine, di chi resiste e contiene, di chi accompagna e dà rifugio, di chi si fa riparo e fortezza. Una testimonianza di chi sceglie di farsi roccia, senza scordare – nemmeno in mezzo al bosco più nero e tenebroso –  la grazia solenne dell’arte e della musica.
Di chi sa che la leggerezza del carnevale – con le sue maschere buffe e furiose, allegre e tristi, con la vecchia Segavecchia pronta a bruciare ogni anno per espiare le nostre paure – tanto somiglia alle nostre vite.
Di chi sa resistere in mezzo alla città devastata dalle fiamme imparando dai rondoni, che non si fermano mai e volano sempre.
Marina Girardi è autrice di Kurden People, Appennino, Tutta discesa, Capriole. Al sabato dipinge in strada con la sua bicicletta da pittrice e poi, per mettere radici, la domenica canta le canzoni della Donna Albero.
Rocco Lombardi ha autoprodotto i suoi primi lavori con Lamette Comics e ha pubblicato Annetta, Campana, Alberico, Fieranera e Janas. Quando al sabato rimane da solo va a raccogliere le erbe nei campi, poi si chiude in cucina e ne esce solo quando è sorta la luna.


Insieme vivono e lavorano nell’Appennino, una montagna forte e antica, madre di meravigliose storie.
SIMONA DE NICOLA

venerdì 18 novembre 2016

L'ARGINE - BIBLBOLBUL 2016

Nell’ambito del Festival Internazionale del Fumetto BILBOLBUL 2016

Lunedi 21 novembre ore 18,30
Presentazione del romanzo grafico “L’argine” con gli autori Marina Girardi e Rocco Lombardi
intervengono Massimiliano Fabbri (Museo Luigi Laroli Cotignola)
Juri Guidi (anpi bologna)
a seguire inaugurazione mostra delle tavole originali del libro

La mostra prosegue fino al 29 novembre
orari: da lunedi a venerdi 15.30 18.30 
mattine su richiesta, citofonare all'istituto
sabato  10- 13    15.30 - 18.30
domenica  15.30 - 18.30

Istituto Parri - Via Sant’Isaia 18 - Bologna